|
Per molti rappresenta il "Ministro della
Fisioterapia". E' da pochi anni alla guida della più grande
Associazione sulla fisioterapia, ma già ha lasciato il segno
grazie al suo costante impegno e alla sua perseveranza nel
raggiungere gli obbiettivi prefissati. Le associazioni delle
singole professioni sanitarie hanno individuato in lui il
rappresentante delle categorie e l'hanno eletto presidente del CO.NA.P.S ovvero Coordinamento Nazionale Associazioni
Professioni Sanitarie.
Presidente cosa vuol dire essere il Presidente dell'Aifi?
Cercare di armonizzare una serie cospicua
di eccellenze ancora dis-ordinate in un sistema coerente e
fortemente professionale; oltre che rappresentare nei Tavoli
istituzionali una della Professioni sanitarie più ambite dai
giovani studenti e ricca di appeal disciplinare.
Quando ha deciso di diventare fisioterapista?
Da giovane. In occasione delle cruciali
scelte di indirizzo professionale che ho fatto all’epoca del
secondo anno di Liceo.
In che tipo di riabilitazione si è specializzato?
Fisioterapia pediatrica e riabilitazione in
acqua, anche se ora mi occupo di management sanitario.
Cosa ha da invidiare ai suoi colleghi della SIMFER?
Proprio niente.
Si sbilanci, quando verrà istituito l'Ordine dei
Fisioterapisti?
Con pazienza e perseveranza tutto si
raggiunge….
Sarà sicuramente una vittoria per tutta la categoria, ma
secondo lei dopo che cosa cambierà?
Diminuiranno i fenomeni di abusivismo; ci
sarà un sistema di anagrafe professionale ordinato e di facile
orientamento per il cittadino; ci sarà maggiore attenzione sui
processi di miglioramento della qualità delle prestazioni
professionali; ci sarà adeguata sorveglianza sul rispetto delle
norme deontologiche.
Mi dica un obiettivo a cui non rinuncerebbe mai.
Il rispetto della deontologia e la tutela
della dignità professionale.
La ricerca in Fisioterapia come sta progredendo?
Lentamente, ma cresce con difficoltà
permanenti, a causa di un sistema organizzativo che ci vede
molto spesso operare a vantaggio di categorie mediche, nonché a
causa di un persistente retaggio culturale. Le nuove generazioni
però hanno conoscenze e strumenti in più per diventare
pienamente titolari di un processo metodologico di ricerca in
questo ambito.
Pensa che il diploma in osteopatia, chiropratica o altro sia
doveroso per completare le nostre conoscenze?
Assolutamente no. Sono percorsi di futura
specializzazione del fisioterapista, ad oggi riconosciuta come
formazione post base anche se non del tutto regolamentata.
Comunque rappresenta e rappresenterà una specificità di ambito,
ma non del tutto esaustiva in riferimento alle potenzialità di
indirizzo del Fisioterapista stesso.
Oltre l'Ordine qual è la migliore arma per vincere
l'abusivismo?
Il recupero di un senso civico,
l’assunzione di responsabilità diretta nella denuncia ai NAS
Come vede la riabilitazione tra vent'anni?
Altamente specializzata, fondata su prassi
appropriate e misurate anche con confronto con le evidenze
scientifiche. Sempre più densa di contenuti assistenziali a
causa dell’invecchiamento progressivo della popolazione e con
contributi decisivi da parte del progresso tecnologico
Ci dia la sua opinione sul decreto che prevede il fisioterapista
dentro le farmacie.
Positiva, ma devono essere precisati meglio
i meccanismi operativi ed i livelli di responsabilità e,
soprattutto, deve essere evitata una deriva concettuale, che
consentirebbe nelle farmacie lo svolgimento di prestazioni non
incluse nei LEA e non contemplate in regime di convenzione
regionale, finendo per generare sbilanciata concorrenza con la
popolazione degli studi professionali di Fisioterapia.
Navigando sui social network ogni tanto si legge che l'Aifi è
troppo lontana dai problemi quotidiani, che fa lotte di potere
ma non sta vicino al singolo lavoratore sul "campo", lei cosa
risponde a queste critiche?
Che parlare di “potere” mi sembra
indicibile, chi opera in Aifi lo fa mettendosi volontariamente
al servizio della comunità, con i propri mezzi, le capacità ma
anche con i propri limiti; mettendo anche in conto che non
sempre risulta comprensibile o popolare l’azione politica
istituzionale che l’aifi è doverosamente e quotidianamente
chiamata a compiere; che i problemi della quotidianità sono
quasi sempre al primo posto nelle nostre attenzioni; che ogni
lavoratore ha purtroppo il “suo” campo e vede solo quello.
Il suo sogno nel cassetto inerente la nostra professione?
Migliorare sempre i professionisti,
stimolare sempre di più il rapporto fiduciario tra
professionista e cittadino; vivacizzare ancora di più lo
sviluppo e la crescita professionale in ambito della docenza
universitaria e del management aziendale.
Concluderei questa intervista con uno spunto preso da un suo
editoriale della rivista "Fisioterapisti": Presidente, ma chi
gliela fa fare?
Chiunque si occupa di fisioterapia e
riabilitazione se lo domanda da sempre : fa parte dei grandi
interrogativi esistenziali che sono il carburante della vita.
|