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La
sindrome mio fasciale dolorosa è una problematica o un disturbo
muscolare che può colpire tutti indistintamente, la cui causa
principale è il trigger point o punto grilletto.
I
principali autori e “maestri” sono la Dott.ssa J.Travell ed il
Dott.D. Simons, entrambi deceduti, i quali hanno passato quasi
tutta la loro vita a studiare, individuare e capire cosa fossero
i trigger points (tp), lasciandoci in eredità informazioni così
precise e futuristiche che ancor oggi nessuno è riuscito ad
andare oltre le loro scoperte.
I
tp vengono considerati come elementi scatenanti uno specifico
dolore e quando presenti devono essere identificati e trattati.
È
altresì vero che spesso non vengono neppure tenuti in
considerazione, perché reputati poco importanti e non prioritari
sull’analisi ed individuazione della causa di un disturbo e
questo porta a sottovalutarli e non studiarli.
I
punti grilletto, secondo alcuni, sono la conseguenza di
disfunzioni del sistema “corpo”, per cui è necessario
riorganizzare ed agire sullo squilibrio prima di mirare
un’azione diretta sui tali punti.
Il
mio diverso modo di considerare i tp, mi ha permesso di dare
risposte concrete e credibili alla maggior parte delle
problematiche muscolo-sceletriche che oggi sono considerate di
difficile risoluzione come quelle a carico della spalla, del
ginocchio, del rachide lombare e cervicale.
I
tp hanno una loro specificità e caratteristica, una loro
sintomatologia dolorosa e le disfunzioni che determinano sono
facilmente confondibile con altri disturbi , per cui è
necessario sviscerarli i in tutti loro aspetti. Nel momento in
cui si conoscono bene, essi diventano elementi fondamentali di
una corretta diagnosi, consentono di ridurre al minimo l’errore
valutativo e terapeutico.
I
tp sono causa di dolori, riduzione della forza muscolare,
dolenzie, parestesie, sudorazione, rigidità muscolari,disturbi
dell’equilibrio, capogiri, vasocostrizione, alterazione della
percezione del peso degli oggetti tenuti in mano.
I sintomi che essi determinano, possono essere logoranti e
perpetuanti e possono persistere fino a quando non vengono
disattivati (termine che spiegherò meglio in seguito).
Per poter riconoscere prima e trattare poi una sindrome mio
fasciale, è necessario acquisire una profonda conoscenza su:
·
caratteristiche del dolore,
·
disfunzioni,
·
topografia dell’algia riflessa di tutti i tp presenti in ogni
muscolo,
·
condizioni che possono attivare o disattivare un tp
·
capacità di un’analisi differenziata con le sintomatologie di
altre problematiche o patologie.
Coloro che conoscono tale argomento conoscono in maniera precisa
tutte queste caratteristiche, mentre per gli altri che
incominciano ora a comprendere cosa siano realmente i tp,
potrebbe sembrare molto complicato, ma in realtà i protocolli
che ho realizzato ed inserito all’interno del METODO TICCHI
consentono una facile ed immediata acquisizione di tutti questi
elementi, poi l’esperienza e la ripetizione dei trattamenti
consentono di capire ancora meglio alcune peculiarità .
In
quali problematiche muscolo-sceletriche sono presenti tp e
quando provocano dolore?
Bhè, mi verrebbe da dire in tutte quelle che noi fisioterapisti
trattiamo quotidianamente sia acute che croniche come :
·
Spalla dolorosa, con presenza di calcificazioni, lesioni di ogni
tipo ed infiammazioni
·
Lombalgie con presenza o meno di ernie,protrusioni o discopatie
varie
·
Cervicalgie e cervicobrachialgie con presenza o meno di
ernie,protrusioni o discopatie varie
·
Emicrania ed emicrania a grappolo
·
Rizoartrosi
·
Gonalgie di vario tipo ed intensità anche in assenza di
cartilagine, con condropatia rotulea, infiammazioni tendinee e
lesioni meniscali di lieve entità
·
Sciatalgie false, sindrome del piriforme
·
Pubalgia
·
Fasciti plantari
·
Epicondiliti ed epitrocleiti
Il tp miofasciale è una zona iperirritabile all’interno di una
bandelletta contratta che si trova all’interno della fibrilla.
Cosa succede nel momento in qui si forma il tp?
Le bandellette contratte si uniscono e si avvicinano quanto più
possibile e perdono di elasticità, mentre le altre (quello non
coinvolte) sono costrette ad allungarsi, come un elastico
tirato.
Tutto ciò comporta una riduzione della mobilità dinamica ,sia
passiva che attiva, perché parte delle bandellette sono già
allungate, quindi l’intera struttura è limitata in ampiezza.
Come ulteriore conseguenza si ha la riduzione della forza
muscolare, perché non tutte le fibrille possono essere reclutate
durante la contrazione,rischio la rottura; ecco, secondo me, una
delle principali cause delle lacerazioni muscolari .
La dott.ssa Travell ed il dott. Simons, nella loro vita dedicata
ai tp hanno trovato tante cose, ma non sono riusciti ad
identificare la causa ed il meccanismo per il quale si creano.
A distanza di anni nessuno è ancora riuscito a trovare la
risposta.
Il punto in cui si presenta il tp è uguale per tutti, in quanto
si trova sul punto motore del muscolo o nelle immediate
vicinanze.
In natura non esistono muscolo con punti trigger (pt), ma essi
si creano con il tempo e possono colpire tutti indipendentemente
dal sesso e dall’età, anche i bambini sono soggetti a disturbi
generati dalla sindrome miofasciale dolorosa.
Essi si generano dopo la nascita, ma siccome quasi nessun
pediatra li conosce è ancor più difficilmente riscontrarli in
neonati (che non parlano) ed in bambini che sono soggetti a
continue cadute e traumi di ogni tipo.
Oltre a quelli miofasciali, gli autori hanno identificato anche
tp cutanei, fasciali, legamentosi e periostiali, ma la mappatura
più precisa e reale che sia stata realizzata è quella a carico
di quelli miofasciali.
I tp miofasciali si distinguono in:
TP ATTIVI
TP LATENTI
TP PRIMARI
TP SECONDARI
TP SATELLITE
I tp ATTIVI sono quelli che determinano dolore sia a riposo che
duranti i movimenti attivi o passivi in zone topografiche
precise, limitano l’elasticità delle fibre e causando un ridotto
allungamento del muscolo, che si ripercuote sul range
articolare. Essi possono ridurre anche la forza muscolare senza
andare ad incidere sul tono, inoltre possono provocare
parestesie, formicolio, lacrimazione, sudorazione e sonno
disturbato.
In molti casi il dolore notturno è il classico dolore riflesso
della sindrome miofasciale e che invece viene confusa con cause
relative altre problematiche.
Ogni singolo tp attivo proietta il dolore in una precisa zona
topografica del corpo che è uguale per tutti i soggetti.
La disattivazione del tp attivo porta alla scomparsa immediata
dei sintomi.
Il
tp LATENTE ha le stesse caratteristiche di un tp attivo, ma non
produce alcun dolore irradiato durante il movimento attivo o
passivo, però può scatenare la sintomatologia riflessa nel
momento in cui viene palpato o sollecitato.
Un tp latente si trasforma in attivo a seguito di moltissime
cause e stimoli, però è possibile ottenere, attraverso terapie
manuali e strumentali idonee, anche l’inversione dello stato
irritativo e cioè riportare un tp attivo nella condizione di
latenza.
I
tp attivi a loro volta si suddividono in :
·
PRIMARI
·
SECONDARI
·
SATELLITE
Il
tp PRIMARIO è un tp latente che viene attivato.
Esso è considerato a tutti gli effetti il capostipite, cioè a
seguito dell’ irritazione delle bandellette contratte, determina
i principali sintomi del dolore , sia a riposo che in fase
dinamica.
Il dolore e l’ accorciamento delle fibrille sono, di
conseguenza, responsabili della limitazione funzionale.
L’ attività di un tp primario può coinvolgere altre bandellette
contratte scatenando e coinvolgendo altri tp latenti, che si
possono a loro volta trasformare in attivi, determinando così i
tp SECONDARI O SATELLITE.
Il
tp SECONDARIO è un tp attivato dal primario e si trova
all’interno dei muscoli agonisti o antagonisti rispetto quello
primario.
Anche questo può determinare la sintomatologia notturna, a
riposo e durante le mobilizzazioni attive/passive.
Il tp SATELLITE è quel tp latente che si trasforma in attivo,
perché si trova all’interno della zona topografica del dolore
riflesso prodotto da un tp primario, quindi possiamo dire che
l’elemento scatenante la trasformazione è il DOLORE.
Le
caratteristiche principale dei tp sono:
- Cause di attivazione del tp
- Dolore proiettato
- Variabilità dell’irritazione
- Trasformazione dell’irritazione da attivo a latente
- Durata nel tempo del dolore
- Rigidità e debolezza muscolare
Gli elementi e le condizioni che possono attivare un tp sono:
sovraccarico, postura scorretta e prolungata nel tempo (diverse
ore), trauma, alterazioni climatiche improvvise, affaticamento
muscolare, contrazioni improvvise o prolungate nel tempo , atri
tp
L’irritazione del tp è l’elemento che porta alla variabilità del
sintomo doloroso sia di ora in ora che di giorno in giorno, più
è irritato è maggiore il dolore riflesso che produce, viceversa,
minore è l’irritazione minori sono i sintomi.
L’entità della superficie in cui viene percepito il dolore non è
dipendente dalle dimensioni in cui sono presenti le bandellette
contratte, ma dalla loro irritabilità.
Maggiormente è sono irritate le bandellette, maggiore è la
superficie e l’intensità di dolore determinata.
Esistono tp in muscoli molto piccoli che provocano una
sintomatologia dolorosa molto intensa e viene percepita in una
zona del corpo molto lontana ed ampia, vedi ad esempio il
muscolo piriforme.
La sintomatologia è variabile di ora in ora in quanto vi sono
condizioni termiche o vascolari che aumentano la temperatura
nella zona circostante le bandellette attuando così l’effetto
miorilassante.
La notte i dolori aumentano proprio per l’effetto contrario, la
temperatura limitrofa alle bandellette si riduce, il muscolo si
raffredda ed il tutto provoca una vasocostrizione locale
accentuando la rigidità .
L’algia determinata dalla sindrome miofasciale è percepita come
sorda, profonda, con intensità variabili, ed infatti nell’arco
di poche ore può essere prima lieve, poi trasformarsi in
torturante ed insopportabile, per poi ridursi nuovamente e
ritornare ad essere sopportabile.
Occasionalmente il disturbo può essere simmetrico in ambo i lati
del corpo.
Il
dolore e la localizzazione topografica sono la chiave per
identificare e differenziare sindrome miofasciale dolorosa da
altre problematiche o patologie.
Per poter eseguire un’analisi differenziale la più precisa
possibile tra il dolore riflesso dei tp e quello di altri
disturbi è necessario conoscere altri elementi molto importanti
come la differenza tra le varie caratteristiche sintomatologiche
derivate da infiammazioni, da artrosi, da disturbi vascolari e
da disturbi neurologici, caratteristiche e cause di insorgenza,
effetti dei farmaci nei confronti di ogni tipo di dolore,
conoscenza ed utilizzo continuo del test muscolare.
Il
dolore miofasciale ha una grande variabilità temporale, infatti
vi sono soggetti che ne soffrono saltuariamente per brevi
periodi ed in maniera lieve, altri sempre per brevi periodi con
intensità maggiore e vi sono anche persone che ne soffrono
continuamente senza mai trovare pace.
La differenza tra uno e l’altro soggetto sta nella tipologia del
tp (acuto o cronico) e nell’intensità dell’irritazione .
Un
tp attivo acuto riesce a disattivarsi anche da solo attraverso
il riposo, il calore, riduzione dei carichi o movimenti dolci,
mentre quelli cronici difficilmente riescono a disattivarsi da
soli, ma hanno bisogno di mezzi esterni (terapia fisica o
farmacologica) per poter ritornare nella condizione di latenza.
La sintomatologia dolorosa può avere una variabilità di
intensità anche nell’arco di poche ore e ciò dipende dal fatto
che il tp varia la sua irritabilità, magari semplicemente a
seguito di alterazioni termiche.
Abbiamo detto che i tp sono delle bandellette contratte e che
tutte le altre sono costrette ad allungarsi per riuscire a
mantenere la normale lunghezza della fascia muscolare.
Il ritorno ad una condizione di latenza da parte del tp attivo,
può avvenire spontaneamente oppure attraverso l’utilizzo di
azioni esterne come attraverso massaggi, elettroterapie oppure
farmaci.
Questi ultimi non sono di nostra competenza quindi eviterò di
menzionarli.
Gli elettromedicali che gli autori hanno tenuto in
considerazioni nei loro testi sono la laserterapia, gli
ultrasuoni, la tens, la radarterapia, la marconiterapia, la
magnetoterapia, quelli di maggior uso nel periodo storico in cui
hanno realizzato i loro testi.
Ogni epoca utilizza i principali strumenti e le migliori
tecnologie che il mercato offre, per cui direi che le
elettroterapie sopra citate sono in disuso per disattivare i tp,
eccetto la nuova generazione di laser.
I tempi sono cambiati ed anche la tecnologia si evolve per cui
oggi è necessario adattarsi ed io l’ho fatto attraverso LA
DIATERMIA O TECARTERAPIA e creando specifici modalità
terapeutiche ed operative.
Gli autori insegnano che i tp possono essere portati in stato di
latenza anche attraverso l’uso delle mani ed i trattamenti e le
modalità di individuazione manuale comunemente utilizzati sono:
-PALPAZIONE A PIZZICO
- PALPAZIONE A PIATTO
- COMPRESSIONE ISCHEMICA
- ALLUNGAMENTO E SPRUZZO (STRETCH AND SPRAY)
PALPAZIONE A PIZZICO – La parte del muscolo nella quale si
individua il tp viene “preso come in una morsa” tra indice e
pollice. I gruppi di fibre muscolari vengono fatti roteare tra
le 2 dita per identificare esattamente la posizione delle
bandellette contratte. Questo viene utilizzato anche come test
di individuazione del tp e non solo come terapia.
PALPAZIONE A PIATTO - Il polpastrello del un dito viene posto
perpendicolarmente sopra la bandelletta contratta del muscolo in
esame, dopo di che si preme verso il basso ed indietro facendo
roteare le fibre sottostanti ….. simile alla palpazione a
pizzico. Anche questo può essere utilizzato solo come test
valutativo, mentre la disattivazione avviene utilizzando altre
manovre o mediante gli elettromedicali sopra menzionati.
COMPRESSIONE ISCHEMICA - Si applica una pressione sostenuta sul
tp e la si tiene per un periodo sufficientemente lungo per
disattivarlo. La zona prima impallidisce, poi si crea
un’iperemia.
ALLUNGAMENTO E SPRUZZO (STRETCH AND SPRAY) - Gli elementi
fondamentale sono l’allungamento e la quantità refrigerante.
Se si raffredda troppo la superficie si può ottenere un effetto
contrario e quindi aggravare la situazione.
Il liquido refrigerante deve essere spruzzato ad una distanza di
45 cm e con una inclinazione di 30° rispetto la cute, non
perpendicolare.
Questa è una tecnica che potrebbe risultare molto efficace, ma
necessita di grandissima manualità, esatta conoscenza della
posizione e direzione delle fibre muscolari e dei tp, se mal
eseguita può portare a spiacevoli scottature determinate dal
refrigerante.
Occorre evidenziare che le tecniche manuali sopra citate, sono
molto dolorose per il paziente, per cui inizialmente devono
essere attuate con moderazione ed attenzione, solo seguito,
grazie anche all’esperienza acquisita, ognuno di noi sarà in
grado di valutare ed applicare , caso per caso, la pressione e
la forza necessaria.
FRANCESCO TICCHI
FISIOTERAPISTA
e-mail :
francescoticchi@libero.it
Su facebook esiste un gruppo sui trigger points al quale ci si
può iscrivere:
TRIGGER POINTS in ITALIA
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