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Le fasciti
plantari e le rotture dell’aponeurosi sono affezioni
della pianta del piede dello sportivo, che possono
comparire negli sport che comportano spinte o salti
quali l’atletica leggera, la ginnastica e la danza.
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La fascia plantare,
composta da tre parti: esterna, interna, media, ha un ruolo
essenziale di trasmissione delle forze del tricipite surale alle
dita e la sua visco-elasticità permette di restituire per
distensione elastica una grande quantità di energia ad ogni
falcata o ad ogni salto.
a)Fascite plantare:
si evidenzia con dolore alla pianta del piede,
accentuato di solito in corrispondenza della tuberosità
posteriore e interna irradiato lungo il margine interno
dell’aponeurosi sia durante il movimento che alla
palpazione. La messa in tensione dell’aponeursi, in
dorsi flessione delle dita e della caviglia, scatena il
dolore. L’ecografia mostra irregolarità nella zona
d’inserzione della fascia e può evidenziare una “spina
calcaneare” che dimostra l’ipersollecitazione della
fascia plantare.
Bendaggio decompressivo nella fase acuta e utilizzo
delle solette plantari visco-elastiche, dopo nella fase
di rientro sportivo bendaggio di stabilità.
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b)rottura
dell’aponeurosi: compare dopo uno sforzo di spinta
(scatto,salto) e si traduce in un dolore acuto, violento
accompagnato da una sensazione di strappo a livello della pianta
del piede e da impotenza funzionale completa, alla palpazione
dolore lungo la fascia plantare che prevale in corrispondenza
del tubercolo posteriore, sede preferenziale della rottura.
L’aponeurosi
plantare superficiale comprende una parte esterna
(1), una parte interna (2) e una parte intermedia (3)
particolarmente interessata dalla fascite., dalle microrotture e
dalle rotture
L’aponeurosi
plantare posta in serie nel sistema
suro-achilleo-calcaneo-plantare assicura un ruolo di
trasmissione delle forze del tricipite surale verso le dita
nella marcia, nella corsa e nel salto.
Eziopatogenesi della lesione
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Le lesioni
tendinee ed aponeurotiche, come il caso della fascite
plantare, possono essere classificate, a seconda della
loro eziologia, in traumatiche,
microtraumatiche e su base dismetabolica e/o
infiammatoria.
Le
tendinopatie micro-traumatiche sono anche definite
lesioni da sovraccarico funzionale, in grado di
determinare la patologia con un meccanismo diretto e uno
indiretto. Questo tipo di lesioni può portare alla
rottura dell’aponeurosi plantare, che rappresenta
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comunque, l’episodio acuto conseguente ad un processo
degenerativo (tendinosi) il quale talvolta in modo quasi
del tutto asintomatico, o preceduto e accompagnato da episodi di
infiammazione dolorosa e coinvolgendo in maniera più o meno
estesa la compagine tendinea-aponeurotica, ne determina una
diminuzione della resistenza meccanica, che può essere superata
da un’improvvisa sollecitazione anche non eccessiva.
I fattori che possono provocare patologie da sovraccarico nei
tendini (e in molti casi anche nei muscoli), del collo piede e
del piede si possono genericamente
dividere in
intrinseci ed estrinseci ed agiscono in percentuale variabile da
soggetto a soggetto.
Per quanto
riguarda i fattori intrinseci sono essenzialmente:
a) la
variabilità anatomica, con conseguente alterazione più o
meno marcata della normale biomeccanica del cammino o del gesto
atletico, il che sottopone il collo piede e piede ad uno stress
anormale;
b) le
malattie dismetaboliche, che possono favorire reazioni
flogistiche locali, nonché provocare l’alterazione della
composizione del normale tessuto tendineo fino a determinare un
più precoce invecchiamento;
c) ultimo
fattore, ma non meno importante, l’età dell’individuo, gli
anni di attività agonistica ed eventuale sovrappeso-sportivo.
Infatti,
l’invecchiamento del tessuto tendineo provoca un rallentamento
metabolico del collagene tissutale con una diminuzione graduale
del rapporto cellule-matrice a favore di quest’ultima, una
diminuzione del contenuto idrico delle fibre elastiche, dei
proteoglicani e glicoproteine. Scompare inoltre la linea blu,
presente a livello giunzionale osteo-tendineo, che svolge
un’importante azione modulatrice ed ammortizzante nei confronti
delle sollecitazioni meccaniche.
Per quanto
riguarda l’alterazione della biomeccanica, uno dei problemi
principali è l’iperpronazione del collo piede e del piede
durante la corsa, che ha un’azione di frustata, come la corda di
un arco, sull’aponeurosi plantare, con conseguente alta
frequenza d’infiammazione.
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Per quanto
riguarda i fattori estrinseci, essi diventano
spesso determinanti nell’instaurazione della
tendinopatia da sovraccarico al collo piede e piede.
Si
distinguono principalmente tre fattori:
1)
l’allenamento incongruo
2) i
terreni di gara o di allenamento
3) la
calzatura |
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Trattamento:
Il trattamento della fascite plantare si basa sul riposo
iniziale e sul controllo dell'infiammazione. Vediamo allora
quali sono le regole più importanti da seguire per facilitare la
guarigione, sempre sotto stretto controllo medico.
a) riposo: sospendere per qualche settimana gli
allenamenti ed evitare di camminare o rimanere in piedi troppo a
lungo, specie su superfici rigide. Il riposo iniziale aiuta
solitamente ad alleviare il dolore e a ridurre
l’infiammazione.
E' molto importante sospendere gli allenamenti ai primi sintomi
di fascite plantare: ignorare il dolore continuando ad allenarsi
o evitare il dolore con
farmaci specifici, favorisce la cronicizzazione della patologia
complicandone la prognosi.
Se il dolore è particolarmente intenso ed accentuato dal carico
si consiglia di utilizzare le stampelle per scaricare
completamente le sollecitazioni del piede dolente.
b) ghiaccio: efficace quando insorgono le prime fitte
dolorose, sia per attenuare il dolore che per l’azione
antinfiammatoria locale che svolge.
c) lo stretching: aiuta ad
allungare i tessuti che circondano il calcagno, favorendo una
minore sollecitazione tissutale e quindi il minore stress
tensivo porta verso la guarigione dalla fascite plantare.
d) farmaci antinfiammatori: particolarmente utili per far
diminuire l'infiammazione locale possono essere somministrati
per via generale o topica, sempre sotto controllo e prescrizione
medica.
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e) plantari e tallonette: sono molto efficaci per
correggere le disfunzioni statiche e dinamiche del piede
e risolvere definitivamente la fascite plantare. Questi
plantari permettono all’atleta di continuare la loro
attività sportiva, lavorativa sia in fase riabilitativa
che nella fase postuma per evitare le ricadute. |
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f) tutori notturni: aiutano a mantenere allungati i
tessuti fibrosi che formano la volta plantare durante il riposo
notturno. Affrontando in modo efficace uno dei più fastidiosi
sintomi della fascite plantare: quel tanto odiato dolore al
risveglio causato, appunto, dalla contrazione notturna
dell'aponeurosi. Anche il massaggio della volta plantare
e del tallone prima di scendere dal letto e dopo aver fatto lo
stretching, può contribuire a ridurre il dolore.
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g) Controllare le calzature: sia quelle indossate
durante la giornata (scarpe antinfortunistiche) che
quelle normalmente utilizzate durante l’attività
sportiva. Non devono causare un aumento del carico
sull’aponeurosi plantare, ossia controllare soprattutto
che queste ultime non siano, né troppo rigide, né troppo
morbide. Farsi eventualmente consigliare da uno
specialista che, in base al "logorio" presentato dalla
scarpa stessa, sarà in grado di identificare
un’eventuale eccessiva pronazione. |
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h) allenamento: diminuire il carico di allenamento,
evitare provvisoriamente la corsa che può essere sostituita
temporaneamente con la bicicletta e/o il nuoto.
i) applicare il taping kinesiologico®: con traiettorie
specifiche per aiutare il rilassamento dell’aponeurosi plantare
(in fase riabilitativa – riposo), mentre nei momenti di ritorno
all’attività fisica per sostenere la struttura aponeurotica
sotto carico.
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l) terapie fisiche: Alcune terapie fisiche si
sono dimostrate efficaci nella cura della fascite
plantare:
1) ultrasuoni 2) ionoforesi 3) laser
4) tecarterapia 5)
onde d'urto (litotritore)
Proprio le onde d’urto aumentano la velocità di
rigenerazione legamentosa causando veri e propri
microtraumi all'interno dell'aponeurosi plantare.
Nonostante l'apparente contraddizione queste onde d'urto
aumentano la capillarizzazione locale ed il metabolismo
cellulare favorendo il processo di riparazione spontanea
del tessuto legamentoso. |
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Conclusioni:
Seguendo questo protocollo la maggior parte dei pazienti trova
sollievo nel giro di 4-8 settimane (talvolta possono essere
necessari tempi più lunghi fino a 6 mesi-1 anno). Tanto più
tempestivamente viene iniziato il trattamento riabilitativo e
tanto più precocemente si assisterà ad una riduzione della
sintomatologia dolorosa. Al contrario se non si attuano le
misure necessarie la fascite plantare, oltre a cronicizzare,
tenderà a modificare l'appoggio plantare del soggetto causando a
lungo andare dei sovraccarichi funzionali anche a livello delle
ginocchia, del bacino e della schiena.
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Se la condizione dolorosa persiste dopo diversi mesi
nonostante l’attuazione di questo protocollo
riabilitativo, il medico specialista può decidere di
eseguire delle infiltrazioni locali di cortisone
per favorire la riduzione dell'infiammazione. Mentre se
tutti questi trattamenti si dimostrano inefficaci il
medico potrà decidere di ricorrere all'intervento di
distensione chirurgica. Come tutte le operazioni
chirurgiche anche questo tipo di intervento non è
tuttavia privo di rischi e va pertanto effettuato
soltanto qualora la fascite non accenni a migliorare
dopo un trattamento aggressivo prolungato (8-12 mesi).
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Il ricorso all'intervento chirurgico, che può essere svolta in
endoscopia o con le tecniche chirurgiche tradizionali, va quindi
effettuato soltanto dopo un'attenta valutazione da parte dello
specialista.
Nel caso l'intervento ha avuto successo la ripresa delle
attività sportiva avviene generalmente dopo due o tre mesi di
recupero, rispettando sempre la gradualità nell’aumento del
carico allenante e tenendo come regole alcuni accorgimenti per
evitare le recidive, che sono sempre in agguato.
Prevenzione
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a)
variare i percorsi e le superfici d’ allenamento
b)
non sottovalutare anche un lieve sintomo alla volta plantare
c)
scegliere con la massima cura e precisione le calzature, e quando
si cambia marca: usare la nuova scarpa gradualmente nel
tempo e non subito per tutto l’allenamento
d)
fare almeno una volta all’anno una barostabilometria per valutare
la simmetria di carico podalico
e)
dopo un periodo di riposo o dopo rientro per infortunio, aumentare
in modo graduale il carico allenante
f)
dopo un infortunio agli arti inferiori avere molta cura alla
tecnica di corsa per evitare asimmetrie di carico
g)
se siete reduci da cure antibiotiche tenere presente che queste
sostanze possono favorire le tendiniti
h)
curare in modo scrupoloso l’idratazione generale
specie durante il periodo agonistico, lo scorrimento del
tendine dentro la guaina è fisiologico se l’idratazione
è adeguata
i)
il taping kinesiologico® è un valido aiuto sia in fase agonistica
che riabilitativa
j)
eseguire in modo regolare dopo ogni seduta d’allenamento lo
stretching specifico
k)
sottoporsi a sedute di massaggio defaticante periodiche nel periodo
agonistico o di carico
l)
fare dei pediluvi con preparati decongestionanti adatti
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Un caro saluto a tutti gli appassionati,
prof. Rosario Bellia
www.kinesiobellia.wordpress.com
Patologie correlate:
a) La malattia di Sever
:
è caratteristica del bambino sportivo (10 – 13 anni), con
interessamento del nucleo di ossificazione secondario del
calcagno. Questa osteocondrite benigna è dovuta ad iperattività
sportiva con ipersollecitazione del sistema
suro-achilleo-calcaneo-plantare in occasione della corsa o del
salto.
Il segno principale è il dolore evocato alla pressione della
parte posteriore e inferiore del tallone, però senza dolore al
tendine d’Achille.
Segni predisponesti:
a)
tendine d’Achille corto;
b)
disturbo statico del retropiede: tipo valgo calcaneare.
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b) Neuroma di Morton:
dolore intenso durante la marcia localizzato al terzo
spazio intermetatarsale, caratteristico nella danza, nei
podisti, nel pattinaggio, ecc. Inoltre dolore alla
pressione latero-laterale dell’avampiede, non si riesce
a calzare le scarpe. |
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La causa è l’aumento di volume di un nervo sensitivo
interdigitale , solitamente quello passante nel terzo spazio
intermetatarsale, provocato da uno stimolo irritativo cronico di
natura meccanica, che causa la crescita di tessuto cicatriziale
fibroso intorno al nervo stesso, subito prima della sua
biforcazione alla radice delle dita. Termine corretto: “fibrosi
perineurale”, cioe’ la formazione di tessuto cicatriziale
fibroso causata dalla continua frizione sul nervo delle
adiacenti ossa metatarsali.
bibliografia e sitografia
·
R. Bellia – Generalità sull’applicazione del taping
kinesiologico –
.-
www.kinesiobellia.wordpress.com
Bergamo 2008 –
·
R. Bellia - Traumatologia nel pattinaggio a rotelle corsa:
utilizzo dell’InterX e del taping kinesiologico nei piccoli
traumi da sport.
– Bergamo 2008 -
·
Rosario Bellia - Il taping kinesiologico: un metodo molto
efficace anche nel pattinaggio a rotelle specialità corsa.
www.kinesiobellia.wordpress.com
di. 2006
·
Rosario Bellia - La sindrome del compartimento anteriore
della gamba, un male che affligge tanti pattinatori.-
www.kinesiobellia.wordpress.com2005
·
Rosario Bellia - Trattamento riabilitativo dopo trasposizione
del tendine rotuleo secondo Fulkerson - .-
www.kinesiobellia.wordpress.com
2009
1) http://www.my-personaltrainer.it/fascite_plantare.html
2)
http://www.scienzaesport.com/MO/001A/001A.htm
3)
http://www.kinesiobellia.wordpress.com.htm
I nastri elastici usati per le applicazioni dello studio sono
Kinsiotape e Visiotape della ditta :
Visiocare Srl
.
Vedano al Lambro (MI)
www.visiocare.it
Le foto dei bendaggi riportate in questo studio sono originali e
di proprietà dell’autore.
Tutti i contenuti (testi, foto dei bendaggi, grafica) presenti
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